HA VINTO SALVINI

Un quadro senza empatia resta solo una tela

SALVINI NERO è stato un evento rivolto alla nazione che ha coinvolto tutti, volenti e nolenti. Una fotografia di quest’Italia eternamente divisa in due: una parte sfrontata nei modi e l’altra che si autoproclama moralmente diversa. Un ritratto individuale per raccontare da un punto di vista differente la diatriba politico-sociale nell’era della nuova immigrazione.

È stata un’iniziativa  indipendente, che si è mossa fuori dai registri del sistema dell’arte: non era manovrata dai fili di un autorevole gallerista e tanto meno anticipata e osannata da parole entusiaste di un curatore. Una performance sempre in bilico tra realtà e finzione, perché la prospettiva di un altro percorso c’era sempre stata, la possibilità che l’informazione quotidiana che si stava vivendo diventasse la realtà che avremmo ricordato era concreta.

SALVINI NERO è stato uno strumento antropologico, che mirava a comprendere delle dinamiche sociali, dove il successo stava nella possibilità di osservazione, ancor prima del risultato. L’asta era il mezzo per suscitare e alimentare le reazioni, era parte della performance e  non la performance stessa.

Così, il 2 gennaio 2020 è partito lo show dalla durata di un mese; e come nelle migliori sceneggiature i ruoli canonici si sono persi: i “cattivi” si sono rivelati inaspettatamente sensibili, gli eroi acclamati dei deplorevoli codardi, la paura del giudizio il costante freno e l’indifferenza il più sincero dei gesti .

Ma partiamo dall’inizio.

Cosa succederebbe se venisse messo all’asta un quadro raffigurante il politico di destra più discusso del momento con la pelle nera? Se la tela provocatoria fosse caricata di messaggi positivi: rispetto, democrazia, integrazione, uguaglianza?

E se parte del ricavato venisse devoluto in beneficenza a una ONG e il restante importo fosse destinato ad altri eventi culturali pro integrazione? Come reagirebbe la stampa? La gente? I politici? Partirebbe il tam tam mediatico, quello sui  social?

E ancora, se l’offerta  si alzasse ogni giorno e raggiungesse cifre importanti? Chi gli darebbe un valore sociale? Quali sarebbero i protagonisti e le comparse? Arriverebbe un filantropo?

Nell’immaginario, sulla carta, questo progetto aveva un potenziale di coinvolgimento sociale enorme, ma di fatto così non è stato. Allora, cosa è venuto meno?

Semplice: non può accadere qualcosa che non si vuole che succeda, questa cosa vale per il singolo e tanto più per un gruppo, una nazione.

I PROTAGONISTI

LA DESTRA

La destra e il centrodestra sono stati i veri protagonisti di questo evento. A partire da Salvini che ha risposto subito alla notizia sul quadro ironizzando che avrebbe potuto partecipare all’asta (quando non sapeva ancora com’era l’opera), fino ad arrivare  ai diversi offerenti.

Le proposte d’acquisto sono state tutte fatte da una destra moderata, contrariata dai toni esasperati di un leader a volte imbarazzante.

LA SINISTRA

Se con la destra si ha un’idea chiara dell’interlocutore a cui si sta parlando, con la sinistra(centrosinistra) di oggi non si può dire la stessa cosa. Per fortuna le eccezioni esistono, le persone che credono e si battono per le cose che affermano ci sono ancora, ma il numero, una volta smascherati gli attori, diventa così misero da lasciare perplessi.

Non credo che sia normale che in un evento di questo tipo la sinistra riesca a essere  totalmente assente: sui social, nelle offerte, negli incontri, nella stampa (a parte alcuni). Come è stato possibile? C’è qualcosa che davvero non va. La sinistra è brava solo a puntare il dito contro la destra?  Ci vuole molto coraggio ad essere coerenti. Personalmente mi ha disturbato questa constatazione più di qualsiasi altra cosa.

LA QUESTIONE ONG

Confrontandomi con le persone l’ho capito: se non avessi dichiarato che la beneficenza sarebbe andata a una ONG avrei avuto più seguito. Il sottotitolo era goloso per i giornali, ma controproducente per un supporto pubblico. A pochi importa davvero delle Ong, anzi, sono decisamente un fardello per entrambe le fazioni, soltanto che una è sincera, l’altra si nasconde dietro le belle parole. Pare che gli immigrati sono diventati un puro e semplice  strumento: per affossare la sinistra, ma ancor peggio, da parte della sinistra democratica, un vile mezzo per combattere la destra, da tirare fuori nel momento di massimo sdegno e poi rimettere nel cassetto appena finito.

I MEDIA

Nonostante abbia inviato su tutto il territorio i comunicati stampa, nonostante la notizia sia comunque partita, la risposta è stata debole. Nel l’arco del mese di gennaio  sui portali di sinistra/centrosinistra ho visto articoli che andavano dalle mutandine di Salvini al micio che ballava. Non dico che il progetto SALVININERO meritasse ovunque l’articolo, ma forse qualche segnalazione in più sì.

Alcune redazioni che si sono attivate da subito:

  • Il Fatto quotidiano che si è dimostrato per quello che è, senza mezzi termini e grande coerenza con la linea editoriale. Aveva letto un comunicato stampa su un progetto che poteva contribuire a sostenere i valori per cui si batte e gli ha dato la visibilità che poteva.
  • Il giornale di Monza che è stato attento da subito alla notizia e ha seguito tutta la performance in modo onesto ed obiettivo.
  • Il giornale d’arte inglese The Artnewspaper che si è accorto di qualcosa di insolito nel panorama artistico italiano e l’ha fatto presente hai suoi lettori.
  • Nuoveradici.word – portale online sensibile a tematiche sociali.
  • Libero Quotidiano che ha fatto la sua parte, la contro parte, rivelando inevitabilmente quel razzismo italiano,  per cui un nero italiano non si riesce a definire italiano, si preferisce  sempre africano, congolese, nigeriano o qualsiasi altra parola purchè sia lontana dalla verità.

LA CRITICA

“Hai strumentalizzato Salvini!”

Dio solo sa quanto è vero, ma la domanda da porsi  era: perché non avrei dovuto farlo? Siamo sicuri che devo qualcosa a un uomo che in tutta la sua carriera politica ha strumentalizzato milioni di persone, di etnia, religione e orientamento sessuale differenti dalla sua,  non preoccupandosi di niente se non del suo tornaconto?. Era palese e sfacciato che si applicasse il suo stesso cinismo, ed era simbolico che lo stesse facendo un nero, italiano, come provocazione, per supportare una causa contraria all’ex ministro e fare della beneficenza.

CONCLUSIONE 

Salvini nero è stata una performance nella quale le persone potevano interagire attraverso un’asta. In base alla risposta empatica del pubblico attivo, attraverso le offerte, e passivo, attraverso i social, l’evento avrebbe potuto essere reale, fortemente simbolico e fare della concreta beneficenza.

La miglior offerta reale è stata  24.000 euro, annullata per portare avanti l’esperimento e osservare quello che sarebbe successo socialmente mentre il prezzo si alzava in modo considerevole.